Ecco la piattaforma politica nata dall’assemblea che si è svolta in vista della manifestazione nazionale del 31 gennaio a Torino.
“Non sarà un funerale!” Con queste parole si è aperta l’assemblea nazionale di sabato scorso, 17 gennaio, che si è svolta nella città della Mole, a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna avvenuto lo scorso dicembre e in vista della manifestazione nazionale del 31 gennaio, lanciata dal centro sociale stesso.

Il Campus universitario Einaudi, luogo in cui si è svolta l’assemblea, ha visto un grande fermento fin dall’ora di pranzo. Due aule si sono rese necessarie per ospitare le circa mille persone arrivate da tutto lo stivale fino al Campus per partecipare all’incontro, il cui inizio era previsto per le 15:00.

Durante l’assemblea tantissimi sono stati gli interventi. Centri sociali da tutta Italia, movimenti ambientali, movimenti transfemministi, sindacati, collettivi studenteschi, collettivi per il diritto all’abitare, comitati di quartiere, alcuni partiti di sinistra radicale e tanti altri.
Il segnale arrivato dallo sgombero dello stabile di Askatasuna, nel quartiere Vanchiglia di Torino, si è visto dalla risposta che arrivata da tutte queste parti, a causa del suo ruolo sia a livello nazionale sia a livello cittadino e di quartiere. La solidarietà infatti è stata trasversale e intergenerazionale.

Il messaggio arrivato dall’assemblea nazionale è chiaro. Difendere gli spazi sociali che in questo periodo storico sono sotto attacco più che mai. Dal Leoncavallo fino allo Spin Time di Roma e all’Officina 99 di Napoli. Ma non basta. E’ fondamentale andare oltre, allargare gli orizzonti di lotta e provare a costruire un immaginario e una prospettiva che vada in direzione opposta alle politiche del governo Meloni.
E in questo Askatasuna ha dimostrato di non essere solo le mura del centro sociale, ma un collettivo e un’idea. Ha avuto la capacità di ribaltare una situazione sfavorevole, come quella dello sgombero, in una opportunità per alimentare il conflitto sociale e costruire un futuro diverso. Un futuro che non sia quello di guerra e riarmo, ma quello di giustizia sociale e ambientale.
In tutto ciò è stato sottolineato come la manifestazione del 31 gennaio “Torino partigiana – Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali” sarà un passaggio, una fase, che aiuterà a costruire l’alternativa non istituzionale al governo. Un altro momento importante in questo senso è stato annunciato con i due giorni di iniziative che si terranno a Livorno il 21 e 22 febbraio, dal titolo “Per realizzare un sogno comune”.

Al termine dell’assemblea è stata letta la piattaforma politica di lancio della manifestazione del 31 gennaio, nata come sintesi degli interventi che si sono susseguiti.
Di seguito il testo della piattaforma.
PIATTAFORMA VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 31 GENNAIO A TORINO
“Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”
A conclusione dell’assemblea di sabato 17 gennaio è stata stilata una piattaforma a cui aderire “GOVERNO NEMICO DEL POPOLO, IL POPOLO RILANCIA”, di seguito le firme in aggiornamento delle realtà che chiamano alla mobilitazione.
Da Torino al Sud, dalla Val di Susa al Nord Est, dalle isole al centro, tutta Italia è unita nelle differenze, nelle generazioni, nelle specificità territoriali, per portare una sola voce: il governo Meloni ha sbagliato i suoi calcoli, il popolo resiste.
Nonostante i segnali chiari che arrivano dal governo, un governo che odia e che struttura una stretta repressiva ben precisa e ben oliata, è altrettanto chiaro che una parte del Paese non è disposta a chinare la testa.
Dai lavoratori e dalle lavoratrici, dagli spazi sociali colpiti, dai comitati territoriali, dai comitati di quartiere ai collettivi studenteschi, dalle università alle scuole, da chi lotta nei quartieri popolari a chi lotta contro le basi militari e le grandi opere inutili, dalle donne che lottano agli abitanti sotto sfratto: il popolo rilancia.
Il 31 gennaio sarà una mobilitazione popolare a cui ognuno potrà partecipare con le proprie specificità e le proprie differenze, rappresentandole tutte, creando una massa eterogenea, come la Valle di Susa ci ha insegnato. Il 31 sarà un passaggio importante per ribadire che c’è una parte di questo Paese, quella che in milioni è scesa in strada per bloccare tutto in solidarietà al popolo Palestinese, che non è disponibile ad avallare i piani previsti di riarmo,
militarizzazione, chiusura e disciplinamento voluti da Meloni e dai suoi ministri.
Un passaggio che rilanciamo insieme verso nuovi appuntamenti, verso la primavera in cui ritrovarci, continuare a ragionare collettivamente sulle urgenze di questo momento storico e cogliere quali siano le possibilità per riaprire spazi, costruire percorsi, intuire mobilitazioni, passando per i momenti di sciopero che ci saranno.
La repressione del Governo passa per nuovi decreti sicurezza, cerca di rinchiudere le mobilitazioni e gli spazi sociali autogestiti ad un problema di ordine pubblico, quando invece il loro significato è profondamente politico e sociale. Arresti e operazioni di polizia quasi settimanali, colpiscono indiscriminatamente superando e forzando ogni confine legale, trasformando le leggi nella logica feroce della “legge del più forte”.
Essere partigiani vuol dire schierarsi e prendere posizione, Torino è una dimostrazione di come le lotte possano essere al tempo stesso incisive e riproducibili. Oggi il significato e la pratica dell’antifascismo assumono nuova attualità.
Immaginiamo insieme il corteo del 31 gennaio come l’inizio di un percorso comune che possa costruire uno spazio largo di mobilitazione contro il Governo Meloni e la sua manovra economica lacrime e sangue. Oltre la retorica populista e sovranista, quello che rimane sono misure di austerity, sudditanza ai diktat di Trump, attacchi al lavoro, alle pensioni, ai migranti e a chiunque non sia allineato. È tempo di portare avanti un conflitto plurale, inteso come esercizio di trasformazione e di riconoscimento di coloro che stanno ai margini.
È tempo di tenere insieme quello che loro vogliono allontanare, di rifiutare la loro divisione di bene e male e costruire un’alternativa credibile. Resistere è possibile, resistere è un dovere.


















